28 Ott 2026

Il Governo mantenga la parola data.

Confindustria Albania si oppone agli aumenti dell’imposta sugli utili, dell’imposta sui dividendi e dell’IVA ordinaria proposti nelle bozze del Pacchetto Fiscale 2027 e ne chiede il ritiro.

Il Governo si era pubblicamente impegnato a mantenere invariata, per tutta la durata del mandato, l’aliquota del 15% dell’imposta sugli utili per le grandi imprese. Oggi propone di portarla al 17%, insieme all’aumento dell’imposta sui dividendi dall’8% al 15% e dell’IVA ordinaria dal 20% al 21%.

Il Governo deve spiegare perché sta venendo meno alla parola data. Che cosa è cambiato rispetto al momento in cui ha assunto questo impegno? Quale nuova esigenza rende indispensabile questa scelta? Quali alternative sono state esaminate prima di presentare nuovamente il conto alle imprese e ai cittadini?

Queste domande assumono ancora più rilievo alla luce dei dati dello stesso Ministero delle Finanze. Nel periodo gennaio–settembre 2026, le entrate di bilancio hanno superato le spese di circa 70,3 miliardi di lek, mentre gli investimenti pubblici sono stati realizzati nella misura del 75,2% rispetto al programma del periodo.

Questo avanzo infrannuale non rappresenta il risultato definitivo dell’esercizio e non dimostra che tutte queste risorse siano liberamente disponibili. Impone, tuttavia, trasparenza sulla necessità di aumentare le imposte. Il Governo deve spiegare perché propone un aggravio permanente sull’economia mentre una parte delle spese e degli investimenti programmati rimane ancora da realizzare.

Prima di chiedere più risorse, lo Stato deve rendere conto di come amministra e utilizza quelle che già raccoglie.

Gli impegni pubblici hanno un valore economico. Su di essi le imprese costruiscono piani di investimento, contraggono finanziamenti, stipulano contratti e assumono personale. Questi obblighi restano validi anche quando il Governo cambia posizione. Un’impresa non può rinegoziare da un giorno all’altro un finanziamento o un investimento perché le condizioni fiscali sulle quali aveva fatto i propri calcoli non valgono più.

La prevedibilità fiscale è una responsabilità dello Stato. Disattendere un impegno chiaro indebolisce la fiducia anche negli impegni futuri e aumenta l’incertezza per chiunque intenda investire in Albania.

L’impatto delle proposte è significativo. Per una società soggetta all’aliquota ordinaria che distribuisca integralmente l’utile residuo dopo le imposte, il carico combinato dell’imposta sugli utili e di quella sui dividendi passerebbe dal 21,8% al 29,45%. Per ogni 100 lek di utile prima delle imposte, lo Stato incasserebbe 7,65 lek in più: un aumento di circa il 35% del carico fiscale combinato.

Un intervento di questa portata modifica sensibilmente il rendimento netto del capitale. Per alcuni investimenti potrebbe significare un rinvio, un ridimensionamento o la scelta di un altro mercato. Le conseguenze potrebbero manifestarsi nei progetti che non vengono realizzati, nei posti di lavoro che non vengono creati e nelle minori possibilità di aumentare le retribuzioni.

Le maggiori entrate previste per il bilancio devono quindi essere valutate insieme al costo che la loro raccolta può comportare per l’economia. Un bilancio che incassa di più oggi non garantisce automaticamente un’economia che produca di più domani.

Anche il proposto aumento dell’IVA ordinaria richiede una valutazione completa dell’impatto sui consumi e sui prezzi. La riduzione dell’IVA sui beni alimentari di prima necessità può aiutare le famiglie, se si riflette sui prezzi finali. Ma i cittadini hanno diritto di conoscere l’effetto netto dell’intero pacchetto sulle proprie spese.

Riconosciamo la necessità di finanziare i servizi pubblici. Proprio per questo chiediamo dati sui risultati della lotta all’evasione, sulle alternative per ampliare la base imponibile e sull’efficienza della spesa pubblica. Le imprese che dichiarano e pagano regolarmente non possono continuare a essere la soluzione automatica a ogni nuova esigenza di bilancio.

Chiediamo il ritiro degli aumenti proposti, la pubblicazione di un’analisi dell’impatto complessivo e una consultazione effettiva, con la possibilità concreta di incidere sulle decisioni.

Il Governo mantenga la parola data. Alle imprese si chiede di rispettare contratti, obblighi e scadenze. Esse hanno il diritto di pretendere che anche il Governo rispetti gli impegni sulla cui base le ha invitate a investire.